Anche una sola sigaretta al giorno fa male, non c’è un limite sicuro

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IL RISCHIO SALE DEL 64% RISPETTO A CHI NON FUMA AFFATTO

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Non c’è un livello di fumo che è possibile considerare sicuro. Anche fumare in media meno di una sigaretta al giorno nell’arco della vita porta a un maggiore rischio di morte prima di chi non ha mai fumato, a causa del tumore del polmone, di problemi respiratori o cardio-vascolari.
Emerge da una ricerca del National Cancer Institute, parte del National Institutes of Health americano, pubblicata su Jama Internal Medicine. Gli studiosi hanno esaminato i dati relativi a 290mila adulti, arruolati in uno studio sulla salute e la dieta. Tutti avevano un’età compresa tra i 59 e gli 82 anni. I partecipanti sono stati ‘interrogati’ circa i loro comportamenti relativi al fumo in nove periodi della loro vita, a cominciare da prima del raggiungimento dei 15 anni per terminare, in quelli anziani, ai 70 anni.
I risultati hanno evidenziato che coloro che costantemente fumavano una media di meno di una sigaretta al giorno nell’arco della vita avevano un rischio del 64% maggiore di morte prematura coloro che non avevano mai fumato, mentre coloro che fumavano tra una e 10 sigarette al giorno avevano un rischio dell’87% più elevato di morte prematura rispetto ai non fumatori. Tra le cause specifiche di mortalità associata al fumo il tumore al polmone, che ad esempio aumentava il rischio di decesso di nove volte in chi fumava in media meno di una sigaretta al giorno rispetto a chi non fumava, oltre a problemi respiratori, come l’enfisema, e cardiovascolari. Le persone che fumavano tra una e 10 sigarette al giorno avevano sei volte di più il rischio di morire di malattie respiratorie rispetto ai non fumatori e circa una volta e mezza il rischio di morire di malattie cardiovascolari.

da ANSA.IT Salute&Benessere del 06.12.2016

In un pugno di noci o noccioline l’elisir per il cuore, anche anti tumore

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BASTANO 20 GRAMMI AL GIORNO, FRENANO I RADICALI LIBERI

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Una manciata di noci o noccioline al giorno, circa 20 grammi, riduce il rischio di problemi cardiaci, cancro e morte prematura. È quanto emerge da uno studio dell’ Imperial College London e della Norwegian University of Science and Technology, pubblicato su BMC Medicine. Il gruppo di ricerca ha analizzato 29 studi in tutto il mondo che hanno coinvolto fino a 819.000 partecipanti, che includevamo più di 12.000 casi di malattie delle coronarie, 9.000 casi di ictus, 18.000 casi di malattie cardiovascolari e cancro, e più di 85.000 morti. Sebbene con delle variazioni legate alle differenze di genere, ai fattori di rischio e alla provenienza geografica, dai risultati è emerso che 20 grammi al giorno di noci, nocciole o noccioline, l’equivalente di un pugno, possono ridurre il rischio di malattie delle coronarie di quasi il 30 per cento, il rischio di cancro del 15 per cento, e quello di morte prematura del 22 per cento.
Una media di almeno 20 grammi di consumo è stata anche associata ad un ridotto rischio di morire di malattie respiratorie di circa la metà, e di diabete di quasi il 40 per cento, anche se i ricercatori osservano che vi sono meno dati su queste malattie in rapporto al consumo di frutta secca. Diverse le varietà analizzate, come noci, nocciole, noci pecan, ma sono state incluse anche le noccioline. Alcune tipologie in particolare, evidenziano gli studiosi, come le noci semplici e quelle pecan, sono ricche oltre che di magnesio, fibre e grassi polinsaturi, di antiossidanti che potrebbero contrastare il cosiddetto stress ossidativo, una condizione causata dall’eccessiva produzione di radicali liberi da parte dell’organismo, e questo potrebbe ad esempio ridurre il rischio di cancro.

da ANSA.IT Salute&Benessere del 05.12.2016

La LILT Ragusa concede una borsa di studio sull’HPV

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Il carcinoma della cervice uterina è, a livello mondiale, il secondo tumore maligno nella donna, con circa 500.000 nuovi casi per anno, dei quali l’80% nei Paesi in via di sviluppo e 274.000 decessi. L’infezione da HPV è una infezione a trasmissione sessuale molto frequente soprattutto nelle persone giovani: la maggior parte delle giovani donne si infetta entro pochi anni dall’inizio dell’attività sessuale. In uno studio condotto in Sicilia, 6 su una corte di 1000 donne di età compresa tra i 18 ed i 25 anni la prevalenza di HPV è risultata del 24% con il 18% circa dovuto a genotipi ad alto rischio. L’infezione è generalmente transitoria: il virus viene cioè eliminato dal sistema immunitario prima di produrre qualsiasi effetto patogeno. Si stima che l’80% circa della popolazione sessualmente attiva contragga l’infezione almeno una volta vita. L’infezione regredisce spontaneamente in un anno nel 50% circa dei casi e in due anni nell’80% circa di casi. La persistenza dell’infezione è la condizione necessaria perché il virus abbia un effetto trasformante sull’epitelio: i virus a maggior potere oncogeno sono quelli a maggiore persistenza. La possibilità di progressione è legata a una serie di fattori, come l’elevato numero di partener sessuali, il fumo della sigaretta, l’uso prolungato di contraccettivi orali e infezioni multiple con altri agenti sessualmente trasmessi. La LILT di Ragusa ha quindi avviato un percorso per l’istituzione di una borsa di studio finalizzata ad evidenziare la correlazione tra le lesioni cervico-vaginali, identificate attraverso analisi morfologica e la positività ai diversi genotipi di papillomavirus (HPV), tramite analisi di Biologia Molecolare. La collaborazione della U.O. di Anatomia Patologica, diretta dal dr. Salvatore Castellino con la Presidente della LILT di Ragusa, Maria Teresa Fattori e l’importante supporto economico concesso dalla Ditta Qiagen s.r.l. di Milano, ha reso attuabile lo studio concedendo una borsa di studio ad una Biologa che svolgerà le analisi in questione presso l’Anatomia Patologica del presidio ospedaliero M.P. Arezzo di Ragusa. Lo studio avrà la durata di 12 mesi al termine dei quali verranno resi noti i risultati attraverso apposita pubblicazione.

Paolo Schininà Addetto rapporti con la stampa LILT Ragusa 06.12.2016

Gruppo di lavoro prevenzione oncologia dermatologica

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NOMINATA LA PRESIDENTE DELLA LILT RAGUSA, MARIA TERESA FATTORI

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Il Consiglio Direttivo Nazionale LILT ha deliberato la composizione del Gruppo di lavoro con il compito di redigere un progetto nazionale in tema di prevenzione dell’oncologia dermatologica. A far parte di tale Collegio sono stati chiamati il Prof. Vincenzo Ziparo – Direttore Scientifico dell’Istituto Dermatologico dell’Immacolata di Roma, il Prof. Mario Cristofolini – Presidente della Sezione Provinciale LILT di Trento e la Sig.ra Maria Teresa Fattori – Presidente della Sezione Provinciale LILT di Ragusa. Tale Gruppo di lavoro procederà alla elaborazione di un modello progettuale, organizzativo e di attività, riferito alla prevenzione dell’oncologia dermatologica, con cui individuare un “protocollo-nomenclatore” relativo alle procedure operative di carattere assistenziale e sociale che le Sezioni Provinciali LILT dovranno porre in essere, con requisiti e modalità omogenee su tutto il territorio. In tal senso, potrà essere prevista una apposita campagna rivolta alla popolazione.

Paolo Schininà Addetto rapporti con la stampa Sezione LILT Ragusa 30.11.2016

Uso aspirina per 5 anni riduce tumore prostata del 60%

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STUDIO SU OLTRE 13MILA PAZIENTI PROMOSSO DA MEDICI DI FAMIGLIA

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L’utilizzo dell’aspirina per lunghi periodi di tempo può ridurre del 40% l’insorgenza del tumore della prostata. E la protezione sale addirittura al 60% se viene presa regolarmente per cinque anni. E’ quanto emerge da uno studio condotto dalla Società Italiana di Medicina Generale (Simg) su 13.453 pazienti affetti da malattie cardio-vascolari e presentato in occasione del 33/mo Congresso nazionale della Simg, che si chiude oggi a Firenze.
“Quello alla prostata è, infatti, il tumore più frequente tra la popolazione maschile del nostro Paese e quest’anno colpirà 35mila italiani. Grazie all’effetto protettivo dell’aspirina potremmo dimezzare il rischio di nuovi casi”, sottolinea Claudio Cricelli presidente Simg. La ricerca, che dimostra anche l’efficacia nel ridurre del 30% i casi di carcinoma al colon retto, ha utilizzato i dati raccolti nel portale Health Search IMS Health Longitudinal Patient Database. L’aspirina, spiega Francesco Lapi, direttore della ricerca di Health Search, “è un farmaco antiaggregante e antiinfiammatorio, agisce inibendo alcune vie enzimatiche che favoriscono la proliferazione cellulare. Quindi riesce a bloccare la riproduzione incontrollata delle cellule che caratterizza le patologie oncologiche”. I dati della ricerca italiana sono in linea con quelli di altre simili condotte all’estero, aggiunge Francesco Cognetti presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’, e mostrano la necessità di “rafforzare l’alleanza tra medico di medicina generale e oncologo per incentivare la prevenzione dei tumori nel nostro Paese”.

da ANSA.IT Salute&Benessere del 28.11.2016

Tumori, biopsia identifica rischio in soggetti sani

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AL VIA PIATTAFORMA, ANALIZZA GENI E MUTAZIONI

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Familiarità, stili di vita, abitudini professionali. Chi, pur essendo in salute, è a rischio tumori per uno di questi fattori, da oggi può effettuare uno screening precocissimo per individuare l’eventuale probabilità di ammalarsi. A renderlo possibile è una piattaforma che consente di effettuare una biopsia liquida anche su individui sani, in modo da valutare la suscettibilità a 100 diverse neoplasie prima che si manifestino con sintomi. Messa a punto da Bioscience, spin off dell’Università di Roma Tor Vergata, è stata presentata oggi a Roma.
Il percorso della piattaforma Sced (Solid Cancer Early Detection) non sostituisce la biopsia tradizionale ma può diventare uno strumento di screening super precoce. Mediante un semplice prelievo di sangue, esegue la mappatura e il monitoraggio di oltre 50 geni e 2800 mutazioni note nei tumori solidi. “La maggior parte sono asintomatici nelle prime fasi – afferma Luca Quagliata dell’Istituto di Medicina dell’Università di Basilea – nonostante ciò rilasciano costantemente nel sangue tracce di DNA tumorale” o, in altri casi, “gruppi di cellule tumorali si staccano dalla massa primaria e restano in circolazione: questo test offre la possibilità di analizzare entrambe”. Fino ad oggi si utilizzava solo dopo la diagnosi, per monitorare la comparsa di mutazioni di resistenza alle terapie anti-tumore. Bioscience Genomics è la prima ad applicarla anche su soggetti sani ma a rischio. Il prelievo di sangue può essere effettuato ovunque, ma va inviato presso i laboratori di Roma, Milano e San Marino. Qui il Dna libero circolante viene sequenziato, alla ricerca della mutazione genetica e della sua eventuale tendenza ad aumentare nel tempo. “Nonostante oggi sia considerato un test per il follow up dei malati – prevede Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Tor Vergata – in pochi anni, potrà diventare il gold standard nella diagnostica in oncologia”.

da ANSA.IT Salute&Benessere del 24.11.2016

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